sabato 31 marzo 2012, posted by khayyamsblog@gmail.com at 12:46
Riceviamo e pubblichiamo, tradotto in italiano da Mariana Costa Weldon, l'articolo dello scrittore e accademico palestinese di origine giordana Mudar Zahran che vive nel Regno Unito da rifugiato politico.
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Si deve arrivare ad accettare che i seguaci di una particolare affiliazione religiosa abbiano un lasciapassare? L‟Europa farebbe bene ad iniziare a chiamare le cose con il loro vero nome, riconoscendo che l‟antisemitismo, ancora
Tolosa_attentato
oggi, è un problema in Europa.
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La settimana scorsa Mohammed Merah, un musulmano francese, ha ammazzato 3 bimbi ebrei e un rabbi a una scuola ebrea di Tolosa, in Francia. Dice la notizia, che Merah ha tenuto una bimba, Myriam Monsonego, (one little girl, Myriam Monsonego,) per i capelli per spararle (shoot her) in faccia. Tre giorni prima di questo (assassinio), Merah ha assassinato tre soldati francesi di etnia nordafricana. Assediato nel suo appartamento dalla squadra antiterrorismo della polizia francese, France 24 ha segnalato (France 24 reported) che Merah ha detto ai negoziatori che era collegato ad alQaeda e che ciò che aveva fatto era “soltanto l‟inizio”. Ha detto che era motivato dalla legge francese sul burqa (France's ban on wearing the burqa) e dagli “ebrei che hanno ucciso i nostri fratelli in Palestina”. Da notizie ufficiali, Merah ha espresso solo un rimpianto: “non aver fatto più vittime”, continuando col dire che era orgoglioso di aver “messo in ginocchio la Francia”, (brought France to its knees)”.
Come confermato dallo stesso Merah, quello era “solo l‟inizio”, (dichiarazione) che lascia perplessi: perché Merah, nato e cresciuto in Francia da genitori algerini, ha commesso tale efferato massacro? Era solamente un fondamentalista islamico che ha preso alla lettera estrema gli insegnamenti dell‟islam, o sono i fondamenti islamici di base in sé che l‟hanno condotto a ciò? Come musulmano, (n.d.t. l‟articolista è musulmano) e nel tentativo di rispondere a tale quesito, ho pensato di guardare da vicino, e fattualmente, gli insegnamenti dell‟islam sulla jihad o “guerra santa”. Sahih Muslim, ad esempio, è un libro storicamente famoso che raccoglie gli insegnamenti del profeta Maometto considerati “sahih”, ossia “confermati” e “autentici”.
In tal testo, ad esempio, e nel Libro della Guerra Santa, il primo capitolo s‟intitola: “Riguardante il Permesso di Fare Incursioni [attaccare], senza Ultimatum, sui Miscredenti che Sono già Stati Invitati [sic] ad Accettare l‟Islam” libro 19, numero 4292 (Book 19, Number 4292):
“Ibn’Aun ha riportato: ho scritto a Nafi’ chiedendogli se fosse necessario estendere (ai miscredenti) un invito ad accettare (l’islam) prima di incontrarli in battaglia. Egli mi scrisse (in risposta) che era stato necessario agli albori dell’islam. Il messaggero di Allah (la pace sia con lui) fece un’incursione su (assaltò) Banu Mustaliq alla sprovista, mentre il bestiame si abbeverava alla fonte. Egli (il messaggero) uccise coloro che combatterono e imprigionò gli altri. Nello stesso giorno, catturò Juwairiya bint al-Harith. Nafi’ disse che questa tradizione gli era stata tramandata da Abdullah b. Umar, il quale era stato fr
Strage_tolosa
a le truppe dell’assalto.”
L‟attacco inatteso e immotivato di Merah è perfettamente allineato (si trova in linea perfetta) agli insegnamenti del profeta. Tuttavia, dove si situa, all‟interno degli insegnamenti del profeta, il suo assassinio dei bimbi a sangue freddo?

Il secondo capitolo del libro della guerra santa del Sahih parla del consiglio di Maometto ai comandanti delle spedizioni [punitive/d‟assalto], libro 19, numero 4294: “Sulaiman b. Buraid riferisce, attraverso suo padre, che quando il messaggero di allah (la pace sia con lui) nominava qualcuno a capo di un esercito o di un manipolo, egli lo esortasse a temere Allah e ad essere buono con i musulmani che erano con lui. Egli diceva: “Combattete in nome e per conto di Allah. Combattette coloro che rifiutano di credere in (rigettano) Allah. Combattete una guerra santa, non appropriatevi delle spoglie (di guerra); non infrangete la (sacra) promessa; e non mutilate i cadaveri [corpi (morti)]; non uccidete i bambini…” I divieti del profeta ad uccidere donne e bambini vengono reiterati in un altro capitolo, il numero 8: “Divieto di uccidere Donne eBambini in Guerra”, libro 19, numero 4319:
“Si riferisce, sull’autorità di 'Abdullah, che una donna fu trovata uccisa in una delle
battaglie combattute dal messaggero di Allah (la pace sia con lui). Egli disapprovò dell’uccisione di donne e bambini.” Pare misericordioso, giusto? Rallentate un po‟! Dopo il capitolo 8 viene il 9 che s‟intitola: “Permesso di Uccidere Donne e Bambini in Assalti Notturni, a Condizione che non Siano Deliberati”, libro 19, numero 4321: “Si riferisce, sull’autorità di Sa'b b. Jaththama, che il profeta di Allah (la pace sia con lui), quando gli chiesero sull’uccisione di donne e bambini dei politeisti in corso di assalti notturni, disse: Essi sono/vengono da loro.”

Merah ha ucciso tre bimbi ebrei che “venivano da loro”, “dai malvagi ebrei”. Come Merah ha spiegato a France 24 News – mentre era assediato dalla polizia antiterrorismo francese – che il suo piano originale non era di uccidere bambini, che la sua intenzione era di uccidere un altro soldato francese ma che aveva fallito; per cui aveva scelto la preda potenzialmente più vicina (più inerme) next possible target.
Merah_tolosa_funerale_strage

Merah esaudiva il suo desiderio eliminando vite di infedeli e dei loro figli – passando a miglior vita dopo di ciò – e al contempo portava a termine un‟ugualmente nobile obiettivo in ciò che si definisce lotta islamica: ha creato (la psicosi del) “Terrore”, elemento molto più penetrante (nella collettività) di una conta di cadaveri.
In un hadith (Hadith) il profeta Maometto dichiara che gli sono state date cose mai date prima ad altro profeta, incluso “mi è stato dato in supporto (lo strumento del) il terrore.”

Ciò che fanno i terroristi islamici è concettualmente semplice: creano paura e terrore – (elementi) che sorpassano di molto (nella psiche collettiva) la magnitudine degli atti terroristici che in realtà commettono. Le spese dell‟antiterrorismo, ad esempio, superano di gran lunga i costi degli atti (propriamente detti) terroristici; negli USA queste spese sono enormi, e ora si trovano davanti a tagli vista la crisi economica, nonostante le minaccie siano ben presenti.
A livello sociale, la BBC ha segnalato (BBC reported) che, dopo la strage, molti bimbi ebrei in Francia hanno paura di andare a scuola; e molti adolescenti ebrei dicono di temere di essere riconosciuti per via del loro abbigliamento.
Disturba la dichiarazione di Merah – di non aver pianificato anticipatamente di attaccare la scuola ebrea – anche se fosse la verità. Come disse, voleva ammazzare un soldato francese, ma quando questo proponimento fallì, scelse il bersaglio più vicino [inerme]. Ovverossia, gli ebrei di Tolosa erano un bersaglio facile, come pesci in un laghetto, per Merah.
Non importa cosa facciano i pesci: i pesci non devono far niente per „provocare‟ il pescatore; sono semplicemente lì per lui. Il pesce potrebbe pensare che se nuotasse più lentamente o facesse giri più aggraziati, le sue azioni non „infiammerebbero‟ il pescatore; ma in realtà non vi è niente che (il pesce) possa fare per influenzare il pescatore o per cambiare il modo in cui il pescatore lo vede [percepisce].

L‟immagine degli ebrei come “bersaglio vulnerabile” appare evidente anche nel Regno Unito, anche da quanto scritto da una madre inglese ebrea al giornale Daily Mail la scorsa settimana. Nella sua relazione sull‟antisemitismo (account of anti-Semitism) nel Regno Unito, scrive: “Alla fine, temo che i nostri figli siano bersagli perché nessuno ha paura di una rappresaglia ebrea. O, come disse il comico Jackie Mason, „Nessuno ha mai traversato la strada per evitare un gruppo di ragionieri ebrei‟.” Ed ella aggiunge significativamente, “Noi (ebrei) non avanziamo eccessive richieste allo stato affinché assimili la nostra cultura. Vogliamo soltanto convivere [coesistere] pacificamente.” Ironicamente, al contrario degli islamisti di cui Merah faceva parte, gli ebrei accettano la cultura delle nazioni in cui vivono senza cercare di imporre la loro, eppure sono quelli come Merah i recipienti di accettazione e tolleranza (acceptance and tolerance) (da parte delle culture europee)
Più allarmanti sono stati i commenti fatti, la settimana scorsa, dal capo degli affari esteri dell‟UE, Catherine Ahston. Ad un event a Bruxelles, organizzato il lunedì per l‟United Nations Relief & Works Agency per i rifugiati palestinesi o UNRWA – noto ente dell‟ONU molto incline a sostenere l‟anti-zionismo (= anti-israele) – Ashton ha celebrato/commemorato [pagato tributo a] i
bambini del mondo, includendo [i bimbi morti in] un incidente d‟autobus in Svizzera in cui sono morti più di 20 bimbi belgi, il conflitto in Siria, la sparatoria di Tolosa e ciò che è successo a Gaza ("what's happened in Gaza.")

Il paragone che la Ashton fa fra bimbi sotto i dieci anni, trascinati per i capelli e poi giustiziati a colpi di pistola (sparatgli in faccia) a bruciapelo semplicemente perché ebrei [per essere ebrei], e i bambini uccisi nel conflitto di Gaza, dimostra la sua sbalorditiva doppiezza. Ella sa benissimo, o dovrebbe saperlo, che i bambini a Gaza non sono presi di mira dall‟esercito israeliano, ma che, invece, Hamas, con deliberata violazione delle convenzioni di Ginevra e di tutte le norme universali sui diritti umani, mette i bambini vicini ai depositi di munizioni e simili (luoghi armati e pericolosi), in modo che i bambini facciano da scudo umano, e appaiano al mondo come vittime di Israele invece che di Hamas, che è infatti i colpevole (delle morti e delle agressioni); mentre Israele cerca solo di difendersi (defend itself), letteralmente, da migliaia di attacchi lanciati dagli islamisti verso aree densamente popolate (da civili).

In seguito, la Ashton ha dichiarato (Ashton said) che ha condannato gli assassinii “senza riserva” e che non aveva fatto paralleli fra la sparatoria di Tolosa e la situazione a Gaza.* In ogni modo, il danno era fatto: la Ashton ha messo il crimine calcolato di Tolosa sullo stesso piano delle morti dei bambini palestinesi, (che sono invece) vittime delle maligna manipolazione di Hamas verso la propria gioventù; non solo, ha messo Israele sullo stesso livello immorale di Merah e Hamas. La Ashton ha ricevuto solido sostegno da molti parlamentari europei che hanno dichiarato che i suoi commenti son stati estrapolati fuori contesto! ("were taken out of context"!) – una dichiarazione che probabilmente vi dice tutto ciò che avete bisogno di sapere su molti parlamentari europei.
Esplorando più a fondo il ruolo di Merah nel fondamentalismo ed eventualmente in atti terroristici, emergono dei (suoi) collegamenti ad altri cortigiani europei, soprattutto nel Regno Unito e in Belgio. Il fratello di Mohammad Merah, Abdelkader, ora in custodia delle autorità francesi, avrebbe incontrato radicali nel Regno Unito; sia Scotland Yard che i Servizi Segreti britannici, MI5, sembrano credere che questi fosse nel Regno Unito per incontrare radicali musulmani britannici.
Mohammad Merah e suo fratello erano conosciuti alle autorità francesi come membri del gruppo radicale Forsane Alizza, ["I Cavalieri dell‟Orgoglio"], un‟organizzazione radicale associata ai gruppi fondamentalisti Sharia4UK e Sharia4Belgium [Sharia per il Regno Unito e Sharia per il Belgio], che indica che forse Merah avesse ragione quando diceva che i suoi attacchi erano “solo l‟inizio”.

A seguito dei folli assassinii di Muhammad Merah, i Servizi Segreti francesi si son trovati chiamati in causa per non aver individuato un islamista tanto attivo, (uno) che era stato in Pakistan e Afghanistan e in altri centri di addestramento (per terroristi). Inoltre, Merah era un(o dei) sospetto(i) del primo assassinio (suspect of the first murder) di un soldato francese nei giorni che precedettero la sua mattanza di bambini ebrei; tuttavia, non fu detenuto, e neppure interrogato.
La domanda da fare è, questa svista è stata un semplice errore dei Servizi che può succedere anche alle migliori unità investigative? O forse, che il fatto che Mohammad Merah fosse musulmano sia stato un elemento di primaria importanza che ha reso le autorità francesi riluttanti ad indicarlo (come possibile colpevole)? Il mondo è così restio ad indicare il terrorismo e il fondamentalismo islamico in Europa semplicemente perché potrebbe sembrare politicamente scorretto a qualcuno? Dobbiamo arrivare ad accettare che i seguaci di una particolare religione abbiano un lasciapassare (per commettere ogni ignominia)?
Il candidato alla presidenza francese di estrema destra, Marine le Pen, disse, (said,) commentando il massacro, “interi quartieri sono in mano ai fondamentalisti islamici e il pericolo è sottovalutato.” Ha ragione sulla minaccia islamica in Europa e sulla sua sottovalutazione, particolarmente quando intere cittadine britanniche stanno diventando fortezze di fondamentalismo islamico (becoming Islamic).

L‟Europa farebbe bene ad iniziare a chiamare le cose con il loro giusto nome; ad iniziare a
riconoscere che l‟ideologia islamista sta diffondendosi attraverso l‟Europa e che è una minaccia al modo di vivere Europeo – riconoscendo che molti musulmani in Europa non riescono a (non vogliono?) integrarsi e accettare i loro paesi d‟adozione, e che l‟antisemitismo oggi è ancora un problema in Europa.

*[In effetti, il discorso della Ashton, apparso e letto da migliaia in rete, diceva esattamente quello che criticano Mudar Zahran e tutte le persone di buon senso che l‟avevano letto].
 
venerdì 30 marzo 2012, posted by khayyamsblog@gmail.com at 19:34

Domani andrà in onda la seconda puntata del nuovo format televisivo "Forum delle Piccole e Medie Imprese", condotto da Monica Melani. L'appuntamento è alle 23:00 sul canale Telelombardia.


Nella prima puntata è stato l'Articolo 18 l'argomento affrontato. Domani la conduttrice ed i suoi ospiti continuano il loro viaggio nel mondo dell'occupazione ed in particolar modo analizzeranno un importante tipologia di contratto lavorativo come quello di Apprendistato.

Saranno in studio l'avvocato Vittorio Provera che esaminerà il contratto di apprendistato alla luce delle nuove direttive introdotte del recente Testo Unico. Gli ultimi dati a disposizione confermano l'importanza di questo strumento: quello di apprendistato è un contratto a tempo determinato che ha aiutato l'inserimento nel mondo del lavoro di ben 530.000 giovani. 

Saranno in studio anche Nunzio Di Grazia e Marilena Guglielmetti. Il primo affronterà il tema della preparazione interna ed esterna all'azienda, la seconda presenterà la metodologia offerta dalle Neuroscienze al fine di selezionare la persona più idonea a rivestire la qualifica di apprendista.

Per seguire in diretta il programma ci si può sintonizzare in tutt'Italia, su TV SAT SKY canale 511. Per le repliche invece, sono previste il venerdi successivo su Antenna 3 (canale 11 digitale terrestre) alle ore 18.30 e una il giovedi su Milanow (canale 191 del digitale terrestre) alle ore 13.30.

Ma chi ha confidenza col web ed i social network può rivedere le puntate del programma, cliccando i seguenti link:

 
sabato 18 febbraio 2012, posted by khayyamsblog@gmail.com at 13:18
di Fabio Montebove

Giuseppe Bottai ha percorso una propria strada all’internodel movimento fascista. Questo statista, che si era avvicinato da giovane allapolitica collaborando alla fondazione dei Fasci italiani di combattimento diRoma nel 1919, svolse un ruolo critico nei confronti di Mussolini e del regimeda lui instaurato non solo sul piano culturale, ma anche sul pianopolitico-economico. Un esempio di tale attivismo è dato dalla teoriacorporativa, pilastro fondamentale della dottrina fascista, che vide inGiuseppe Bottai un energico sostenitore anche grazie alla titolarità delMinistero delle Corporazioni, assunta nel 1929, cui seguì il ruolo fondamentaleda lui avuto nell’emanazione della Carta del lavoro del 1932.

Per Bottai, il Corporativismo è l’essenza stessa del Fascismo,un movimento nato per rivoluzionare il sistema economico non sulla base dellalotta di classe, ma mediante una concertazione degli interessi in base adaccordi tra le categorie produttive: da una parte imprenditori e operai,dall’altra i consumatori. La concertazione, nel pensiero bottaiano, era la basedella solidità economica e doveva servire, in difficili anni caratterizzatidalla crisi del 1929 e dalla rivalutazione della Lira, a realizzare una certastabilità altresì sul piano politico, dando un immagine più autorevole delGoverno italiano nei confronti delle potenze straniere. Sul pianointernazionale Bottai, da convinto intellettuale anticomunista ma al contempoda politico colto ed onesto, guardava con interesse all’America del democraticoRoosevelt - il quale era riuscito ad ottenere buoni risultati nel campo dellerelazioni industriali senza un eccessiva invadenza delle autorità statali - ealla cultura cattolica più aperta che in Italia aveva trovato riscontronell’associazionismo cattolico.

Alla difficile congiuntura economica, all’esterno eall’interno dei confini nazionali, si aggiunsero però due ostacoli chelimitarono l’azione bottaiana: Mussolini e gli imprenditori. Il Duce infatti,pur dando una grande fiducia personale a Bottai, non considerava come un fattopositivo la sua idea corporativa, perché essa contrastava con lastabilizzazione del regime e della politica coloniale. Le colonie invero, perMussolini, erano il terreno dove la classe politica fascista si incontravamaggiormente con gli imprenditori, e cioè con quella destra industriale econservatrice che nutriva una profonda avversione verso i sindacati, anchequelli fascisti e che, sebbene con non poche incertezze, aveva sostenuto ilFascismo sin dalle origini vedendo in esso uno strumento di sviluppo dei propriinteressi.

Anche sul piano culturale, tuttavia, non mancaronodifficoltà all’attuazione del programma corporativo così come lo intendevaGiuseppe Bottai. All’interno dello stesso Fascismo esistevano infatti altreidee corporative, la più importante delle quali era quella di Alfredo Rocco,sostenuto da Mussolini, che riteneva il corporativismo come un sistema di tipoautoritario-burocratico, in cui le direttive in materia venivano formulate dalDuce stesso, senza preoccuparsi delle reali condizioni dei soggetti su cui andavanoad interferire le sue decisioni. Bottai, invece, partiva dall’idea che leiniziative economiche dovevano partire dal basso, da quelle masse checostituivano la base di un sistema democratico in cui lo Stato sarebbeintervenuto solo come ausilio e non come autorità. Questa diversa posizione traMussolini e Bottai, come evidenziato altresì nelle pagine delle riviste daquest’ultimo create e dirette, fu determinante nel contribuire alla caduta diBottai dal Ministero delle Corporazioni nel 1932 e portò l’ex ministro aparlare di “occasione mancata”.
Un discorso a parte merita il convegno di studi corporativi,svoltosi a Ferrara nel maggio del 1932, e che decreterà Giuseppe Bottai guidaintellettuale del Corporativismo. In tale consesso, che vide l’intervento diinsigni giuristi, ministri e docenti universitari, emersero i contrasti tral’ideatore del convegno in questione ed il filosofo Ugo Spirito: quest’ultimo,partendo dalla critica all’economia liberale, sostenne la necessità diassociazioni intese come espressione di un comunismo economico in cui i mezzidi produzione sarebbero dovuti appartenere alle stesse corporazioni, in quantodiretta espressione dello Stato. Tale idea di “corporazione proprietaria”,sostenuta da Spirito, venne giudicata negativamente da Bottai, che ne evidenziòl’errata equiparazione tra comunismo e fascismo nonché l’illusoria proposta diabolire i sindacati.

Tutte queste difficoltà e problematiche determinarono ilfallimento dell’idea corporativa di Bottai, il quale tuttavia continuò il suoimpegno politico a sostegno del regime fino al fatidico 25 luglio 1943, quandoaderì all’ordine del giorno Grandi, insieme ad altri 19 gerarchi, mettendo inminoranza quel Mussolini che tanta fiducia aveva riposto in lui.

La storiografia sul corporativismo bottaiano ha evidenziatola particolare personalità dell’uomo, avverso a rigidi schemi di partito esempre aperto a tesi differenti sulle varie problematiche che la materiacorporativa comportava. L’apertura intellettuale di Bottai, che ha determinatobuona parte della legislazione fascista sul lavoro e la realizzazione - seppurtardiva - degli organi corporativi, ha comunque reso possibile l’inserimento dielementi democratici all’interno di un sistema politico totalmenteantidemocratico. Bottai ha avuto il merito di dimostrare, anche sul pianosociale, che l’interesse generale dell’Italia ed il ruolo di Mussolinisarebbero usciti rafforzati dall’attuazione pratica delle sue idee. Nonostantetutto, come ebbe a dire Bruno, figlio di Giuseppe Bottai, possiamo parlare di“eredità bottaiana”, per esempio evidenziabile nel primo articolo dell’attualeCostituzione Italiana che sottolinea l’importanza del lavoro, come pureparlando del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, le cui funzioninon sono del tutto diverse da quelle del Consiglio Nazionale delleCorporazioni, fortemente voluto proprio da Giuseppe Bottai.

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giovedì 12 gennaio 2012, posted by khayyamsblog@gmail.com at 13:27
Per la prima volta, il mondo del turismo del Lazio si riunirà per confrontarsi sullo stato attuale del settore e programmare nuove strategie, in vista degli scenari futuri.

A Borgo Piave, Latina, il 20 gennaio si terranno infatti i primi Stati Generali del Turismo del Lazio. L’iniziativa si svolgerà presso l’Istituto Agrario “San Benedetto” (Via M. Siciliano, 4 – Latina). Interverranno: il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini che aprirà i lavori; il Ministro del Turismo Piero Gnudi; il Commissario europeo, Vicepresidente della Commissione, Antonio Tajani; l’Assessore al Turismo della Regione Lazio, Stefano Zappalà.

Oltre all’assemblea plenaria, durante la quale interverranno tutte le associazioni di settore, sono previsti nel primo pomeriggio sei workshop tematici dove la Regione Lazio si confronterà con gli operatori turistici e le associazioni di categoria. L’evento inizierà alle 10:00 e la chiusura dei lavori è prevista per le 16:30.
Il Tempo la Storia nell’ambito degli Stati Generali del Turismo del Lazio ha organizzato uno dei sei workshop, quello dedicato al rapporto tra «editoria» e «turismo». L’incontro sarà premessa di un vero e proprio Salone dell’editoria turistica del Lazio che Il Tempo La Storia organizzerà a novembre 2012 fornendo un’utile occasione di confronto tra gli editori e il grande pubblico.

Il Lazio, infatti, è una terra fertile di iniziative editoriali: sono più di 300, le case editrici che operano con successo nelle nostre cinque provincie. Molte di esse hanno investito sempre più risorse nella pubblicazione di guide turistiche e materiali cartografici andando incontro alla domanda sempre crescente dei lettori in questo settore fornendo così un rilevante contributo alla valorizzazione e alla promozione dei luoghi, della storia e dei prodotti tipici della Regione. Il 20 gennaio, in occasione degli Stati Generali del Turismo del Lazio uno stand allestito da Il Tempo La Storia darà spazio e visibilità alle Case Editrici che hanno aderito all’invito esponendo le ultime novità editoriali del settore. Tra queste:

Edizioni Il Lupo, Edizioni Nuova Cultura, Edizioni Penne e Papiri, Iacobelli, Iter Edizioni Turistiche, La Pecora Nera Editore, Natura Avventura Edizioni, Palombi Editori, Società Editrice Ricerche. Questo invece è il programma del workshop sull’editoria turistica che si terrà dalle 14 alle 15:30.

L’Editoria Turistica del Lazio

Introduce:
Luca Giansanti Docente di Storia Sociale Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Intervengono:
Roberto Bonuglia Il Tempo La Storia
Francesco Palombi Palombi Editore
Sira Lozzi Iter Edizioni
Romano Barluzzi Mondo Sommerso
Rosalba Giugni Marevivo

Modera:
Umberto Natoli Giornalista e fotografo di viaggi e subacquea

INFO E ISCRIZIONI ONLINE

http://www.regione.lazio.it/rl_turismo/?vw=focusonDettaglio&id=19
 
martedì 1 novembre 2011, posted by khayyamsblog@gmail.com at 21:39


Il 2 Novembre si inaugura con la proiezione del film doc Rai Concerto Italiano di Italo Moscati il momento centrale dell’edizione 2011 della Settimana della Storia. E' il ritorno del Caffè della Storia, un ciclo di “Incontri con gli Autori” che si terrà dal 2 al 6 novembre tutti i giorni dalle 17 alle 20 presso lo spazio caffetteria al primo piano della Libreria MELBOOKSTORE di ROMA (Via Nazionale 252-255).

Le presentazioni del Caffè della Storia, organizzate in collaborazione con alcune tra le più importanti case editrici italiane – Il Mulino, Marsilio, Einaudi, Rubbettino, Palombi Editore, Edizioni Nuova Cultura e Lepre Edizioni – saranno la spina dorsale dell'edizione 2011 della Settimana della Storia: momenti di interessante interazione durante i quali gli Autori proporranno i propri lavori in modo originale dando la possibilità al grande pubblico di sentirsi protagonista dell’Evento. Sarà infatti possibile incontrare e porre domande a storici, registi e giornalisti che nel corso degli ultimi mesi si sono rivolti allo studio e all’approfondimento del Risorgimento italiano.

Tra gli Autori parteciperanno: Aldo Giovanni Ricci, Giuseppe Parlato, Alberto M. Banti, Massimo Teodori, Sergio Valentini, Elena Doni, Lia Levi e Pasquale Chessa.

Gli appuntamenti del Caffè della Storia inoltre si svolgeranno favorendo l’incontro tra gli Autori e alcune fra le più autorevoli personalità del mondo culturale: Giancarlo Bosetti, Riccardo Chiaberge, Antonio Ghirelli, Luciano Lanna, Valeria Palumbo, Rosario Salamone sono solo alcuni dei protagonisti che si alterneranno durante gli incontri in calendario.



IL PROGRAMMA COMPLETO:


Mercoledì 2 novembre
17:30 Inaugurazione
18:00 Italo Moscati presenta il film "Concerto italiano. Storia e storie dell’Unità d’Italia"

Giovedì 3 novembre
17:00 Aldo Giovanni Ricci
Ricordi e pensieri su Giuseppe Mazzini
I contemporanei a 100 anni dalla sua nascita

(Palombi Editori)
18:30  Giuseppe Parlato
Il Risorgimento italiano
Le culture politiche che hanno fatto l’Unità d’Italia

(Nuova Cultura)

Venerdì 4 novembre
17:00 Alberto M. Banti
La nazione del Risorgimento
Parentela, santità e onore alle origini dell’Italia unita

(Einaudi)
18:30 Massimo Teodori
Risorgimento laico
Gli inganni clericali sull’Unità d’Italia

(Rubbettino)

Sabato 5 novembre
17:00 Sergio Valentini
E arrivarono i Bersaglieri
I primi trent’anni di Roma Capitale

(La Lepre Edizioni)

18:30 Controparola
Donne del Risorgimento
(il Mulino)

Domenica 6 novembre
18:00 Pasquale Chessa
Se Garibaldi non avesse vinto
Storia controfattuale dell’Unità d’Italia

(Marsilio)



Oltre agli Autori, tra gli altri, parteciperanno agli incontri: Roberto Bonuglia, Giancarlo Bosetti, Franco Cardini, Riccardo Chiaberge, Elena Doni, Antonio Ghirelli, Luca Giansanti, Luciano Lanna, Lia Levi, Simonetta Meschini, Valeria Palumbo, Giovanni Sabbatucci, Rosario Salamone.
 
giovedì 27 ottobre 2011, posted by khayyamsblog@gmail.com at 10:08

Una delle novità dell’edizione 2011 della Settimana della Storia è la diffusione della conoscenza della “Grande Storia” anche a un pubblico giovane attraverso l’originale linguaggio dell’intramontabile mondo del teatro dei burattini.
«Verde prato, bianco neve e… giacche rosse» è il divertente titolo dello spettacolo dei burattini ideato da Maria Silvia De Sanctis e Alessandra Fasciani che racconterà il nostro Risorgimento in modo semplice e ironico, trasformandolo così in una vera e propria favola per bambini.

Un incipit scherzoso e leggero che introduce la natura della rappresentazione: Giuseppe Mazzini, Camillo Benso Conte di Cavour, Re Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi saranno gli eroi sul campo, coloro che hanno tessuto più di altri le fila del cambiamento. Ma fondamentale sarà il ruolo della Signora Italia, materna e capricciosa, che gestirà in maniera sapiente i rapporti tra i quattro signori, mediando e incalzando per raggiungere il suo scopo ultimo: diventare un’unica nazione. Sarà soprattutto lei ad esporsi ai bambini, raccontando loro la sua fiaba, la sua vera storia.

Il teatro dei burattini sarà portato nelle Scuole primarie e nelle suggestive location dei Comuni della Provincia di Roma che hanno aderito all’iniziativa, secondo questo specifico calendario:


TEATRO DEI BURATTINI
«Verde prato, bianco neve e… giacche rosse». L’Unità d’Italia raccontata ai piccoli
di Maria Silvia De Sanctis e Alessandra Fasciani

10:30 Giovedì 27 OTTOBRE
FORMELLO
Teatro Comunale J.P. Velly
Viale Regina Margherita, 6

10:30 Venerdì 28 OTTOBRE
FORMELLO
Scuola Primaria Le Rughe
Viale Spagna 1/A (Formello-Le Rughe)
10:30 Giovedì 3 NOVEMBRE
ROMA
143° Circolo Didattico Spinaceto
Via Carlo Avolio, 91

10:30 Venerdì 4  NOVEMBRE
ROMA
143° Circolo Didattico Spinaceto
Via Carlo Avolio, 91

10:30 Lunedì 7 NOVEMBRE
SANT’ORESTE
Palazzo Caccia-Canali
Piazza dei Cavalieri Caccia, 10
 
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